Presso il laboratorio
ICP (Inducted Coupled Plasma) vengono effettuate analisi di
elementi in tracce su campioni di:
- acque naturali (sotterranee,
termali, marine)
- fluidi fumarolici (Giggenbach bottle)
Cos’è un ICP
Si tratta di una strumentazione con
limiti di rivelabilità dell’ordine
dei ppt (ng/l) per molti elementi della tavola periodica. Questa
tecnica interfaccia una sorgente a plasma induttivamente accoppiato
con uno spettrometro di massa a quadrupolo per quanto riguarda
l’ICP-MS o con un rilevatore ottico (fotomoltiplicatore)
nel caso dell’ICP-OES (ottico). Il principio di funzionamento
prevede che un flusso di argon trasporta il campione vaporizzato
in una torcia ICP, dove raggiunge la temperatura di 6000-8000°C
e hanno luogo la ionizzazione e l’atomizzazione. Il plasma
risultante viene aspirato e trasportato al rivelatore. Nel
caso di un ICP-MS (Mass Spectrometer) è lo spettrometro
di massa a rilevare i vari elementi in funzione della massa.
In un ICP-OES (Optical Emission Spectroscopy) viene analizzata
la composizione spettrale della luce emessa dalla sorgente
tramite un monocromatore (reticolo di diffrazione) che scinde
la luce entrante in spettri che vengono intercettati da un
fotomoltiplicatore. L’ICP-AES (Atomic Emission Spettrometry)
non è altro che un modo diverso per chiamare un ICP
ottico.
Il vantaggio principale della tecnica ICP è relativo
alla sua efficacia rispetto agli effetti matrice.
Come funziona un ICP?
Il campione liquido viene pompato nel
sistema d’introduzione costituito
da una camera spray e da un nebulizzatore. L’aerosol viene così iniettato
alla base del plasma: durante l’attraversamento del plasma nella torcia
l’aerosol passa in zone a temperatura crescenti in cui si asciuga, si vaporizza,
si atomizza e infine si ionizza. Il campione quindi si trasforma da aerosol liquido
in particelle solide e infine in un gas. Quando raggiunge la zona analitica del
plasma ad una temperatura approssimativa di 6000-7000°K, sarà in forma
di atomi e ioni eccitati rappresentanti la composizione elementale del campione.
L’eccitazione degli elettroni esterni produce fotoni di luce a lunghezze
d’onda specifiche (emissione atomica). Nel plasma c’è comunque
energia sufficiente a rimuovere anche gli elettroni esterni da suo orbitale per
generare ioni che vengono trasportati e rilevati dallo spettrometro di massa:
ciò rende l’ICP-MS capace di rilevare elementi in ultratracce. Questo
non è valido per ioni negativi (quali gli alogeni) per cui l’estrazione
ed il trasporto sono differenti.
Cos’è il Plasma?
Una bobina di metallo alimentata da
un generatore di radiofrequenze (RF) raffreddata ad acqua, genera un intenso campo
magnetico. Nel centro di questo avvolgimento è posta
la torcia che consiste di 3 tubi in quarzo concentrici che
contengono 3 flussi separati di gas Ar. Il plasma è indotto
dal flusso di Ar. La ionizzazione del gas viene innescata
da una scintilla. Quando la scintilla passa attraverso il
gas, alcuni atomi di Ar vengono ionizzati e i risultanti
cationi ed elettroni sono accelerati dal campo magnetico
delle radiofrequenze. Attraverso una serie di collisioni
tra le particelle cariche (Ar+ e elettroni) e atomi di argon,
si genera un plasma stabile ad altissima temperatura. Il
flusso di Ar più esterno serve invece come gas di
raffreddamento per proteggere il quarzo dalla fusione. Il
flusso di gas ausiliare, che passa nel tubo di mezzo, serve
a mantenere il plasma caldo lontano dall’estremità del
capillare centrale di iniezione.
I nostri strumenti d’analisi
Il nostro laboratorio è dotato
di un ICP-MS della Agilent serie 7500ce con
sistema ORS (Octapole Reaction System) che permette l’esecuzione di analisi
di metalli in matrici complesse quali ad esempio l’acqua di mare. Negli
ICP-MS convenzionali molti elementi soffrono di sovrapposizioni da parte di ioni
poliatomici generati da componenti del plasma, del solvente e della matrice del
campione che interferiscono sulla determinazione di elementi che presentano la
stessa massa. Per ovviare a tale problema, l’Agilent 7500ce è dotato
di una cella di reazione (Ion Molecule Reaction-Hydrogen Mode) ed una
di collisione (Energy Discrimination-Helium mode) dove vengono appunto
eliminate tali interferenze. Ad esempio l’ArO+ (che si forma nel plasma)
avendo massa 56 interferisce sulle determinazioni del Fe: nella cella di reazione
si l’ArO+ si lega con un atomo d’H facendo così variare la
massa iniziale. Si ha anche il trasferimento della carica positiva verso H2.
Nella cella di collisione invece le forme poliatomiche quando collidono con l’elio,
perdono buona parte della loro energia e vengono così discriminate.
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Tavola periodica degli elementi

Struttura schematica di un ICP

Schema di funzionamento del plasma

ICP-MS Agilent 7500ce |