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     Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Sezione di Palermo

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Plumes vulcanici

Generalità

Le variazioni temporali delle concentrazioni di gas acidi (quali SO2, H2S, HCl, HF, CO2) nei plumes vulcanici, rappresentano un importante settore di indagine per comprendere le dinamiche relative alla migrazione dei magmi nei condotti di alimentazione di un vulcano attivo. In particolar modo, queste indagini consentono di ottenere indicazioni su fenomeni di ricarica delle porzioni terminali dei condotti eruttivi. Ciascuna delle specie gassose disciolte nel magma è infatti caratterizzata da valori di solubilità che diminuiscono in modo non lineare al diminuire della pressione a cui il corpo magmatico è sottoposto durante il processo di migrazione verso la superficie.

Plume dell'Etna durante l'eruzione 2002-2003

Stromboli
Recenti studi indicano, ad esempio, che per pressioni prossime a 600 MPa, un magma basaltico riduce notevolmente la sua capacità di dissolvere CO2; pertanto, l’ingresso di magma non degassato nei condotti di alimentazione di un vulcano, già a 20km di profondità, determina un aumento dei flussi di CO2 e dei rapporti CO2/SO2, CO2/HCl, CO2/HF. Al contrario, una fase tardiva di degassamento è caratterizzata da rapporti fra queste specie estremamente bassi (biblio).
Nonostante l’analisi delle variazioni nel tempo dei tenori dei gas acidi nei  plumes vulcanici sia di grande utilità ai fini della sorveglianza di un vulcano attivo e della valutazione del suo stato di attività, soltanto di recente si è iniziato ad acquisire dati in modo sistematico (Aiuppa et al., 2002; Aiuppa, et al. 2004b; Shinohara et al. 2003a). Questo gap rispetto ad altre tipologie di indagine dei fluidi vulcanici è dipeso da differenti fattori fra i quali l’indisponibilità di dati sperimentali sulla solubilità delle specie gassose nei magmi e, aspetto assolutamente non trascurabile, dalla difficoltà e dalla pericolosità di effettuare campionamenti e misure in prossimità delle bocche eruttive, soprattutto durante fasi critiche di attività. I risultati ottenuti dalla comunità scientifica attraverso le indagini svolte in questo ultimo decennio sono però estremamente positivi e determinano un vero salto in avanti nella conoscenza dei fenomeni che pre e post eruttivi.

Sistema portatile per la misura di CO2, SO2, H2S e HCl
Sulla scorta di tali successi, nel 2003 la Sezione di Palermo dell’INGV ha iniziato lo sviluppo di un prototipo per la misura diretta dei valori di concentrazione di alcune delle specie gassose acide più importanti presenti nei pennacchi vulcanici. Obiettivo di tale progetto era quello di realizzare uno strumento capace di sostituire le metodologie classiche di indagine (basate su assorbimento attivo o passivo dei gas acidi su supporti basici e successive analisi di laboratorio) fornendo immediatamente dati sulla composizione chimica del plume.
Il  dispositivo sviluppato, ha un peso pari a circa 2 kg completo di batterie, un’autonomia di circa 3 ore e consente di determinare automaticamente i valori di concentrazione di CO2, SO2 e H2S con una frequenza di una misura al secondo. Lo strumento è stato inizialmente affiancato ai tradizionali metodi di campionamento discreto dei gas del nei plumes vulcanici quali i filters packs ed i  diffusive samplers (Aiuppa et al., 2004, 2005; Shinohara H., 2005) in modo da ottenere dati comparativi; oggi, sostituisce le metodiche classiche in tutte le attività di ricerca e sorveglianza della Sezione di Palermo dell’INGV che riguardano i plumes vulcanici. Attraverso questo strumento sono state ottenute indicazioni di grande utilità nello studio dei fenomeni vulcanici nelle aree attive siciliane. Sulla base di tali risultati positivi è stata avviata la sperimentazione di un sistema di misura totalmente automatico per il monitoraggio dei plumes vulcanici.
Stromboli
Il primo prototipo di stazione automatica di misura per il monitoraggio continuo delle specie CO2 ed SO2 in plumes vulcanici è stato sviluppato nell’estate del 2005 ed installato sul cratere dello Stromboli nel settembre del 2005. La stazione è stata realizzata utilizzando come base di partenza l’hardware sviluppato per la rete Etnagas per il monitoraggio automatico dei flussi diffusi di CO2 dai suoli. In tal modo è stato possibile riutilizzare numerose componenti hardware, software e firmware già positivamente testate sia nei laboratori di Palermo dell’INGV che in applicazioni di campagna. Naturalmente, delle modifiche sostanziali hanno riguardato la parte sensoristica, il firmware ed i sistemi meccanici di protezione delle strumentazioni. Le condizioni di misura in cui le stazioni per il monitoraggio dei plumes vulcanici devono operare sono infatti sensibilmente più ostili rispetto a quelle che caratterizzano i siti di osservazione per i gas diffusi dai suoli o le falde acquifere.

Stazione di monitoraggio del plume dello Stromboli
Attualmente, la stazione Stromboli misura i valori di concentrazione di CO2 mediante uno spettrofotometro nella banda dell’infrarosso con risoluzione 1 ppm vol; le concentrazioni di SO2 ed H2S vengono invece determinate mediante sensori elettrochimici (con analoga sensibilità). Ulteriori modifiche rispetto al progetto flussi di gas dai suoli hanno riguardato il ciclo di acquisizione e memorizzazione dei dati e le relative tempistiche. La stazione Stromboli attualmente acquisisce due serie di dati giornaliere, della durata di un’ora ciascuna, che vengono trasmesse tramite link radio alla sala monitoraggio di Palermo. Oltre allo sviluppo tecnologico per migliorare l’affidabilità e la durata delle strumentazioni e la qualità dei dati acquisiti, in futuro verranno sviluppati nuovi moduli software per l’identificazione dei picchi di concentrazione, la fasatura ed il filtraggio dei segnali.
Etna
Nel luglio 2006, è stato installato un prototipo di stazione fissa per il monitoraggio continuo del plume dell’Etna. Questo primo step ha consentito di verificare, nelle condizioni reali di lavoro, la funzionalità dei sensori di misura e delle altre componenti hardware presenti nel prototipo. Rispetto alla stazione Stromboli, sono state testate numerose nuove componenti, anche meccaniche, allo scopo di far fronte alle condizioni di lavoro estreme che caratterizzano questo sito di osservazione.
Trasporto dei materiali in quota
Messa in opera e calibrazione
Nel mese di ottobre dello stesso anno, il prototipo è stato sostituito con un nuovo esemplare di stazione automatica che è stato realizzato tenendo conto delle esperienze maturate sia localmente  che in altre aree vulcaniche attive (Stromboli, Vulcano, Miyakejima – Japan).
Le strumentazioni sono state installate al di sotto del piano di campagna, all’interno di due contenitori stagni ed una struttura metallica in modo da resistere ai gas acidi del plume ed alle sollecitazioni meccaniche e rendere più agevoli le operazioni di manutenzione.
Stazione di monitoraggio del plume installata in prossimità della Voragine (Etna)
Stazione di monitoraggio del plume installata in prossimità della Voragine (Etna)
La stazione utilizza hardware sviluppato e/o modificato nei laboratori della Sezione di Palermo dell’INGV ed è il primo dei tre esemplari che nel corso del 2007 verranno installati nella sommità dell’edificio vulcanico in accordo ai programmi di sorveglianza concordati con il Dipartimento di Protezione Civile Nazionale e la Protezione Civile della Regione Siciliana. Attualmente, le misure vengono effettuate 4 volte al giorno e forniscono serie di valori di concentrazione di CO2 ed SO2 in finestre temporali di ampiezza paria a 30 minuti ciascuna. I dati acquisiti vengono giornalmente trasferiti tramite link radio su frequenza dedicata alla sala monitoraggio di Palermo dove vengono elaborati ed interpretati.
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