Reti Vulcano

Regolamento delle attivita di monitoraggio e sorveglianza geochimica

La rete di monitoraggio geochimico è stata sviluppata per monitorare tutti i tipi di manifestazioni e interazioni presenti, al fine di ottenere, attraverso la misura di diversi parametri, un quadro quanto più completo dello stato di attività del vulcano. La rete, nello specifico, consta attualmente di 13 stazioni per la misura del flusso di CO2, dei parametri chimico-fisici della falda e del TDGP e delle temperature di tre fumarole presenti sul bordo e sulla parete interna del cratere di La Fossa.

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L’attivita’ di monitoraggio delle fumarole di alta temperatura al Cratere La Fossa di Vulcano e’ iniziata nel 1984. Durante questi anni il dato proveniente dal monitoraggio e’ rientrato nell’insieme di parametri geochimici acquisiti sistematicamente per effettuare una valutazione dello stato di attivita’ del sistema utile ai fini della sorveglianza vulcanica. Un controllo di qualità dei dati provenienti dalla rete di monitoraggio delle fumarole presenti sul cono attivo La Fossa, ha permesso di ottenere una serie temporale decennale, continua e omogenea, che viene utilizzata per effettuare una correlazione multidisciplinare di lungo periodo con altri dati provenienti dalle reti di sorveglianza di parametri geofisici.

Nel 2004 e’ iniziato un lavoro di ricerca finalizzato all’acquisizione del flusso di calore idrotermale emesso dal suolo del cono attivo del Cratere La Fossa di Vulcano. Una stazione ubicata sul cono attivo di La Fossa, all’esterno del campo fumarolico, misura i valori di temperatura del suolo a sei profondità differenti, lungo un unico profilo verticale. Le misure consentono di ottenere il gradiente di temperatura (°C/m) nel suolo e la stima del flusso di calore nei periodi in cui la componente conduttiva e’ la principale forma di trasporto del calore.
Immagine_vulcano2La figura mostra l’ubicazione dei siti di monitoraggio e la mappa della distribuzione spaziale dei flussi di CO2 attualmente esistente nell’area monitorata. La scelta dei siti sottoposti al monitoraggio dei flussi di CO2 è stata effettuata in base all’analisi dei dati storici acquisiti nell’area monitorata sin dal 1989, attraverso campagne periodiche di misura eseguite su una rete fissa di 53 punti (cerchi blu) (Diliberto et al., 2002)(Settembre 1991).
Confrontando le due figure si nota come la maggior parte delle stazioni di flusso è stata installata in aree dove in passato si è avuta l’evidenza di forti anomalie di flusso di CO2. La stessa filosofia è stata adottata nella scelta dei pozzi sottoposti al monitoraggio continuo. Infatti, tra gli otto pozzi storicamente monitorati attraverso campagne mensili di misura, ne sono stati selezionati 4 che hanno più di altre mostrato variazioni significative durante periodi di aumento dell’attività vulcanica (Capasso et al., 1992; Capasso et al., 1999; Capasso et al., 2000).